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#pesce fresco

Tonno, sì. E olio. Ma la Tonnina non è solo quello. E' il sapore antico dell'Elba, il piatto dei pescatori che la facevano con le parti meno pregiate, ma non per questo meno saporite. Ma anche dei contadini che insaporivano pane e pomodoro, le patate lesse o la sola `micchetta`, il pane seccato in forno perchè durasse più a lungo, con un prodotto povero fatto in casa, come le acciughe o gli zeri messi sotto sale.
Sale e pazienza, appunto, gli ingredienti, oltre al pesce. Riscoprirla e riproporla in una versione più pregiata, veri e propri filetti di tonno e pesce azzurro, è stato un omaggio all'Isola ma anche un atto di coraggio. Bravi Luca Saglimbeni e Pietro Olivari che ne hanno fatto, oltre a un prodotto di successo del territorio, un brand che ormai è conosciuto anche in `continente`.
La lavorazione della materia prima è rigorosamente controllata, laboratori all'avanguardia ne garantiscono il ciclo produttivo, lavorando tonnetti, palamite, sgombri e acciughe di provenienza mediterranea garantita. Sovrano il pesce, povero ma ricco di sostanza, con alti valori nutrizionali e Omega4, trattato alla maniera antica, in salamoia o sott'olio.
Le accattivanti e colorate confezioni dei diversi prodotti, le trovate sull'Isola grazie alla diffusione capillare nelle migliori gastronomie ed enoteche dell'Isola, ma si possono anche assaggiare in alcuni ristoranti a partire dall'omonimo Bistrò Tonnina, lungo la Calata Mazzini a Portoferraio, nel cuore del porto mediceo dell'antica Cosmopoli, o nella stravagante osteria portuale Molo G da andare a scovare all'interno del cantiere navale Esaom.
Guardando gli scafi di ogni misura attraccati al molo G, appunto, le gomene tese e lo sciabordare lento del mare lungo le fiancate, le vele pronte a salpare, la simpatia della lingua arguta della costa toscana, lasciano immaginare ritorni e partenze. Avventure di pirati e viaggiatori, comandanti e mozzi, vecchi marinai, che rifornivano la cambusa di cibi che dovevano durare, per un viaggio che non si sapeva quando finiva.
Il locale è speciale, sembra un bazar di una città portuale, vecchi oggetti ammiccano dalle pareti di un grande luminoso magazzino. Tavoli con i piani di marmo come usava nelle bettole della provincia livornese, tavolacci e sedie di ogni foggia, riescono a fare con un nulla un locale fantasioso e divertente. Mai banale. Come il menù, scritto con i gessetti, che vi tenta dalla grande lavagna.
Vini speciali, anche per chi vuole gustarsi un aperitivo, disteso sui divani che sembrano usciti dalla plancia di un brigantino, dalle pagine di un libro.